06th Mar2012

New York, Ricordi (part II)

by elenabardelli

Dopo la sveglia di buon mattino il pensiero torna subito all’episodio della sera precedente. Sarà la prima cosa che verrà verificata una volta fuori.

Ora che tutto è tornato a funzionare e lo stomaco non è più contratto una colazione ci sta. Sono proprio curiosa e quasi non vedo l’ora di immergermi in questa nuova realtà.

Il Café 28 al 245 della 5th Av mi attira. Entro ed eccomi proiettata in un nuovo mondo fino ad ora sconosciuto: beveroni che viaggiano, vassoi debordanti, persone che per colazione mangiano pollo o addirittura cibo cinese. Insomma, una varietà così ampia che quasi mi sembra di essere nel paese dei balocchi.

Con il mio “caffè” fumante formato secchio tra le mani mi imbatto in una vetrina di dolci che mi spiegano perché obesità e sovrappeso siano così diffusi da queste parti.

Mentre faccio colazione osservando cosa succede al piano inferiore mi viene confermata ancora una volta che gli italiani si fanno riconoscere sempre e ovunque. Questa volta si tratta di una coppia pittoresca che non si limita a farsi riconoscere per i modi di fare non proprio eleganti. Loro no. Oltre a quello arrivano a pagare la connessione ad Internet per collegarsi a Facebook! Bah….

Passeggiando faccio un’ altra scoperta: il Rockefeller Center. Avventurandomi nella piazzetta mi imbatto in una cosa che non avrei mai pensato di vedere. Si tratta del Lego Store. Se ci fossi entrata da bambina sarei andata in estasi totale. Una grossa colonna centrale che arriva al soffitto, con cassetti rotondi come oblò colmi di mattoncini dai colori sgargianti, vere e proprie sculture enormi, alle pareti grandi quadri come mosaici; il tutto rigorosamente composto da Lego.

Dopo questo tuffo nei ricordi di infanzia la giornata alla scoperta di nuovi orizzonti può proseguire.

A New York le porte pesano uno sproposito e nove volte su dieci per entrare bisogna tirare (così quando esci da un negozio hai una buona possibilità di stendere con una sportellata il passante malcapitato di turno). Sempre per lo stesso motivo le porte girevoli vanno affrontate a spallate.

Dopo avere visitato il Moma e avere rischiato l’ assideramento sfoglio il mio quaderno dove ho riportato i suggerimenti degli amici sfruttando quelli gentilmente concessi da Massimo.

Seduta al Petrossian Caffè (911 7th Av tra la 57th e la 58th St.)

ordino la baguette al salmone che oltre ad essere un pranzo alternativo si rivela anche soddisfacente.

Time Square è un vero casino! Insegne luminose ovunque… anche quella del NYPD è luminosa!

Troppo caotica disordinata, non mi piace molto.

Off!! Comincio ad avere le gambe come due salame da sugo… ho una gran voglia di sedermi ma, a quanto pare, le panchine scarseggiano in questa città.

Procedo così per la mia strada e, poco dopo, eccomi arrivata alla prossima destinazione, la Grand Central Station!

Wow… è proprio bella! O, almeno, a me piace.

In merito si discute sui film in cui compare. Escono titoli di film come “Carlito’s way” e “intrigo internazionale” ma il magico mondo di internet mi fa scoprire che è stata riprese in molte pellicole. Insomma, una star del cinema.

Questa tappa non è stata fatta proprio “a caso”, mi interessava visitarla ma

ancor di più il mio interesse era rivolto all’ Oyster Bar e Ristorante che si trova al piano seminterrato della stazione.

Non mi faccio certo mancare un buon aperitivo: un bicchiere di Gewurztraminer Valkemburg 2008 ed un piatto di ostriche.

Ne valeva la pena, gioia per il corpo e per lo spirito.

Con l’animo risollevato e le gambe riposate faccio un giro della stazione prima di uscirne.

Marmi, grossi lampadari, soffitti alti… mi perdo ad osservare con piacere questa struttura ma, ad un certo punto, cala su di me una sensazione di sgomento. Non potevo credere ai miei occhi vedendo che in una città così evoluta ci sia la figura professionale dello sciuscià. Trovo veramente triste che questi mezzi uomini d’affari, con i loro abiti eleganti e il blackberry in mano si mettano su quel trono e si facciano lucidare le scarpe.

In strada, direzione Rockefeller Center per salire al “Top Of The Rock”. Mentre cammino penso alla foto che mi sono fatta fare con il modello dal fisico super scolpito. Non è da me ma, probabilmente sono entrata nell’idea delle ferie, rilassata, fregandomene un po’ di tutto e tutti.

Sono le 8,25 pm; in coda per prendere l’ascensore che mi faccia scendere dal “Top Of The Rock”, la terrazza panoramica del Rockefeller Center.

La vista da qui mi è piaciuta molto di più di quella offerta dall’ Empire State Building. Anche le condizioni meteo erano migliori e l’ orario ottimale: l’ imbrunire mi ha dato la possibilità di godere delle mille luci della città.

Finalmente in ascensore, dal tetto panoramico. Ora ancora uno sforzo per arrivare in Hotel, doccia e ancora via… verso nuovi orizzonti: la cena!

STAY TUNED!!!

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