07th Mar2012

New York, ricordi (part III)

by elenabardelli

Le quattordici ore di camminata quasi ininterrotta del giorno precedente mi

hanno fatto snobbare il suono della sveglia.

Decido che è giunta l’ora di alzarsi… le 9,00 am… tardi!!!

Guardo fuori. Il cielo sopra NY è grigio, l’asfalto bagnato.

Ero così cotta che nemmeno mi sono accorta che è piovuto durante la notte.

Mi do “un tono” e via, gambe in spalla! Direzione Little Italy e China Town (ma non si era detto che oggi si camminava meno?!?).

Bello vedere come tutto cambia facendo quattro (si fa per dire!) passi; le abitazioni, le strade più piccole, anche le auto quasi di taglia decente, meno turisti. Non cambiano le persone, magari vestite in maniera più modesta, ma danno sempre quell’ impressione di essere caricati a molla, con lo sguardo rivolto verso un punto ignoto dell’ infinito.

Quando però chiedo un informazione ad un indigeno mi accorgo che la disponibilità è diversa, decisamente più cortesi delle persone incontrate fino a quel momento.

All’alba delle 11,00 am una sosta per fare colazione (beh, è tardino ma in ferie si può fare) e mentre mi bevo il caffè beverone (che è bollente ma subisce una precipitazione improvvisa della temperatura) ne approfitto per riposare e aggiornare i miei appunti.

Bene, finito, si riprende a scarpinare.

Qualcosa mi dice che sono arrivata a China Town…

La confusione si intensifica, il traffico disordinato viene gestito da vigili.

Nell’aria si percepisce un odore di cibo penetrante. Un odore di grigliato si mischia a quello acre e speziato, uno di quegli odori persistenti che ti si stampano addosso e difficilmente te ne liberi.

Mi colpisce una vetrina con anatre, polli e calamari arrostiti appesi, ancora grondanti del loro grasso. Decisamente non mi ispira, mi fa quasi ribrezzo.

Per curiosità scendo in metropolitana. I soffitti bassi, il caldo, l’aria irrespirabile mi hanno fatto tornare subito all’aria aperta.

Qualche passo e mi accorgo che, sui marciapiedi, persone appoggiate ai muri o fuori dai negozi dicono qualcosa. Drizzo le orecchie e capisco che vogliono venderti degli orologi Rolex e borse firmate contraffatti.

Qualche isolato in la e chiaramente eccomi arrivata a Little Italy.

Dopo una prima impressione surrealistica capisco che la “musica” è la medesima di China Town, solo sembra di essere a Pigalle – Parigi, dove fuori dai locali , quasi ti prendono di peso per convincerti ad entrare nei locali. Qui uguale, cambia solo che al posto di uno spettacolo di strip tese cercano di rifilarti una pizza, un piatto di pasta, un cannolo. La cosa che più mi ha traumatizzata è stata essere a circa 6000 km da casa e subirmi Gigi D’Alessio a tutto volume, una cosa che non si può certo dimenticare!

Dietro front! Si torna alla base per rilassarsi un po’.

Nel frattempo è iniziato a piovere.

Con la voglia di uscire degna di una spora in condizioni ambientali avverse mi trascino all’Hill Country (30 west 26th St), il posto più vicino all’Hotel.

Mi sento una vera interdetta grazie anche al fatto che con la musica così alta capisco meno ancora di quel che avrei capito normalmente.

Nonostante tutto sono riuscita ad ordinare, mangiare e pagare il conto.

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