08th Mar2012

New York, ricordi (part IV)

by elenabardelli

Cielo ancora grigio e vento pungente.

Ancora una volta sulla 5th Av. Colazione sempre al Café 28, mi piace ed è sulla strada.

Oggi penso di andare al Museum of sex (visto quello di Parigi non posso perdermi quello di NYC), Apple Store, Central park. Bo, l’idea è quella, poi si vedrà. Ora vado ad ustionarmi con il mio beverone mattutino e mi faccio un dolce.

Questo “dolcione-briochone” mi ha stesa! Hai voglia a scarpinare per smaltirlo!

Mi metto in cammino, il cielo si è aperto e si prospetta una giornata calda.

Sono davanti a Tiffany & Co., un giro bisogna farselo. Tutto quello sbrilluccicare di diamanti quasi mi rimbambisce, però mi sento tanto Audrey… solo un po’ meno bella e vestita decisamente troppo “easy” ma “so di avere più sex appeal sulla punta del mio naso che molte donne nel loro intero corpo, non si vede da lontano ma c’è” (cit.). Un giro rapido e toccata e fuga all’ Apple Store per un’informazione.

Subito fuori inizia Central Park. 50$ e si sale a bordo della carrozza. Fa tanto turista ma è una cosa simpatica.

Appena entrati quasi ti dimentichi di essere a NYC, verde e piante che ormai avevo quasi dimenticato ed un insolito silenzio. Basta alzare lo sguardo per ricordarsi dove si è, dal verde spuntano i grattacieli.

Finito il giro in carrozza inizia il giro del parco a piedi.

Come promesso, il sole ha fatto la sua comparsa e la temperatura si è notevolmente alzata. Una breve sosta su una panchina all’ombra è l’ideale. Ed ecco un altro scoiattolo. Questo, senza farsi tanti problemi, mi si avvicina portandomi via di mano una foglia.

Gira e gira ecco la Madison Av e la conseguente brillante idea di andare da

Shake Shack del Madison Square Park.

Dicono sia l’ hamburger più buono di New York, c’ è sempre la coda al chiosco” (Cit.) con questa affermazione direi che la curiosità di provarlo è più che lecita.

Il traguardo è sempre più vicino, la fame da lupo si fa sentire. Una volta sul posto la coda (alle 3,30 pm!) è sconvolgente. Decisamente no, in coda minimo ¾ d’ ora non ci sto, non mi pare il caso. Sconsolata prendo la prima uscita dal parco che trovo.

Camminando ancora un po’ entro al Gramercy Grill. Il posto è parecchio bruttino, ma per 6$ il cheesburgher era buono.

Ora mi alzo, oggi non ho una gran voglia di girare, sono un po’ stanca (e voglio un bagno!!!).

Un percorso decisamente alternativo, la 1th Av… bah…

Finalmente uno Starbucks, approfitto dei servizi e della connessione WiFi.

Tornando bisogna passare dalla Grand Central, voglio tornare all’ Oyster Bar per risollevare lo spirito dalle fatiche della giornata. Questa volta, però, mi limito ad un bicchiere di Muller Thurgau, niente ostriche.

Sulla via del rientro entro in qualche negozio, semplice curiosità.

Finalmente in Hotel! Non ce la facevo più a camminare. Ascensore e su al quindicesimo piano…. Ma che freddo fa nei corridoi? A NYC sono pazzi con l’aria condizionata, credo che prima o poi incontrerò qualcuno surgelato.

Pronta per la cena! Si torna all’Hill Country.

Evvai! Pork spare ribs! Costine di maiale formato Flinstones… morbide, succulente, un po’ speziate… il paradiso per una carnivora come me. Qui funziona che vai tu al banco ad ordinare, la carne ti viene impacchettata in una carta spessa, marrone, di quelle “anti unto” (chiamiamola così); un passo in la e si arriva al “reparto” contorni, ho preso un’ insalata di mais con cipolla rossa e peperoni jalapenos (alla faccia della gastrite) il tutto accompagnato con una banalissima Budweiser.

Al piano inferiore stanno suonando musica dal vivo. Fregandomene del bon ton uso le mani e finalmente mi azzanno la prima pork ribs.

Passeggiata serale. Non so con quali forze eccomi arrivata a Time Square. Un concentrato di inquinamento luminoso delle insegne, la festa del trash e del tamarro… e poi sono troppo stanca.

Ragazze minigonnate con tacchi vertiginosi in gruppi di amiche o in coppia popolano le strade spostandosi a piedi per raggiungere i locali. Si vede che non sono turiste e soprattutto che non sono abituate a portare i tacchi, camminano con una strana andatura, con il portamento di chi sta in bilico sulle uova, con la femminilità di un bambino che se l’è appena fatta nel pannolino.

Le mie gambe, per forza di inerzia, mi fanno raggiungere l’albergo; con la zona lombare che mi tira i peggiori accidenti: ma chi l’ha detto che le scarpe basse sono comode?

E’ da poco passata la mezzanotte.

Finalmente comoda mi faccio rapire da Morfeo.

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