11th Mar2012

New York, ricordi (part VII)

by elenabardelli

Un suono continuo interferisce il mio sonno, cerco di non sentirlo ma lui ha la meglio…. è ora di alzarsi.

Il cielo è ancora grigio e si vede anche qualche ombrello.

Un’altra giornata con il meteo contro e la cosa non facilita il mio rientro nel mondo dei vivi.

Che fare? Cambiamoci e poi si vedrà.

Oltre ad essere coperto è anche afoso, tanto che si suda da fermi. La cosa migliore sarebbe muoversi sull’acqua. Circle Line quindi.

Ancora una volta per spostarsi uso le mie gambe invece dei mezzi.

Forse, girarsi Manhattan in lungo e in largo a piedi, può sembrare una cosa da pazzi ma spostarsi con i mezzi non ti fa apprezzare molte cose.

L’idea comune porta a pensare che New York sia tutta un grattacielo più o meno famoso, belle vetrine, grandi strade e gente che passeggia sui marciapiedi.

Basta spostarsi di qualche strada per accorgersi di una periferia fatta di costruzioni più o meno bruttine, cantieri aperti, gente che lavora, muratori, elettricisti, imbianchini.

Ci si sente più tranquilli qui che in centro a Milano. Tutti si fanno gli affari loro, nessuno ti disturba. Solo qualcuno ti guarda un po’ stranito, come se pensasse a cosa ci faccia una turista da quelle parti. Ma poco dopo l’attenzione ritorna sul proprio lavoro.

Ecco l’imbarco del Circle Line, la partenza è alle 12,30 pm e il giro completo dell’isola dura tre ore.

A bordo sul ponte esterno. Un timido sole cerca di farsi strada tra le nuvole. Qualche raggio si riflette sull’ acqua e scalda la pelle rinfrescata da una piacevole brezza. Mi voglio proprio rilassare.

Il tempo non è dei migliori e dall’acqua il più delle volte sale un odore poco gradevole.

Mi godo l’aria fresca ed il panorama, l’unica cosa fastidiosa come una mosca il signore microfonato che fa la cronistoria dell’isola. L’ho soprannominato “J&B”, sembrava un ubriaco ed è stato difficile trattenersi dalla voglia di buttarlo in acqua quando, per la quinta volta consecutiva, ha detto che la statua della libertà, con la sua torcia, illumina l’Universo!

Il giro è terminato, si sbarca e, come comitato d’accoglienza, la pioggia.

Un vero e proprio temporale e non l’acquetta ridicola di ieri. Questa volta sono attrezzata con ombrello ma non è servito a molto: fradicia dalla testa ai piedi!

Stanca di nuotare faccio una piccola sosta in uno degli Starbucks sulla 5th Av. Stranamente, l’aria condizionata rigorosamente a temperatura polare, non mi ha fatto prendere una broncopolmonite.

Finalmente ha smesso di piovere.

Destinazione Hotel per una doccia rigenerante e abiti asciutti.

Otto pizzeria – enoteca non è molto distante, è al numero 1 della 5th Av. Scelto per la cena.

L’ambiente è troppo rumoroso per i miei gusti.

Facciamoci del male con una pizza. Ordino una “margherita D.O.P.”: pomodoro, mozzarella di bufala, basilico.

La carta dei vini è decisamente più varia, ovviamente non l’ho letta tutta.

Decido per un aglianico Concarosso 2007 dei Poderi Foglia.

Arriva la pizza. Un disco di cartone, piatto ed uniforme, affogato da pomodoro, con quattro foglie di basilico e cinque macchie bianche dai contorni definiti (bufala?!?).

Obiettivamente sono riuscita a mangiarne di peggiori in Italia ma questa rimane comunque da suicidio, la morte dell’idea di pizza.

Mi consolo con il vino.

Mi sento di sconsigliarlo per la pizza, sicuramente sconsiglio la “margherita D.O.P.”, le altre che vedevo passare avevano un aspetto meno sconcertante ma non ho avuto modo di provarle. Altra nota negativa la celerità con cui ti tolgono il piatto da sotto il naso; insomma, sono a cena fuori, non in mensa e non devo “timbrare il cartellino”.

La strada di ritorno verso l’Hotel non è pesata, anche se la voglia di mettermi comoda è tanta.

Le luci si spengono, domani sveglia alle 7,00 am.

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