12th Mar2012

New York, ricordi (part VIII)

by elenabardelli


Ore 7,00 am, la prima sveglia viene spenta.

Ore 8,00 am e il secondo fastidioso suono che rompe il silenzio viene preso più in considerazione.

Senza affannarsi più del dovuto, rotolando giù dal letto verso la doccia. Il risveglio mentale mi fa rendere conto che quella è proprio un’ abbronzatura in vero stile camionista: il segno della maglietta è orribile! Regalo della giornata precedente trascorsa in mezzo all’ acqua.

Bene, si esce.

Passo dopo passo, street dopo street non sembra nemmeno di aver già percorso 6 km.

Ed eccola li che si che si vede, la Statua della Libertà. Oggi poi è una giornata soleggiata, il cielo terso e i contorni all’ orizzonte sono ben definiti.

La coda, sotto il sole cocente, al Battery Park per imbarcarsi sul traghetto che va ad Ellis Island è una cosa assurda; volendola fotografare non basterebbe un grandangolo. Sarà anche bella ma quella coda non la faccio.

Guardiamo un po’ cosa c’è qui intorno. E’ stato divertente vedere questa fontana, mi ricorda una identica a Gabicce Mare (Pu), con getti d’ acqua ad intermittenza, temporizzati. Bambini, come pure qualche adulto, giocarci in mezzo, aspettando l’ arrivo degli spruzzi freschi. Un parco acquatico improvvisato in città.

In lontananza si sente suonare una steel drum. Pazzesco come uno strumento che sembra un pentolone possa avere quel suono.

Di nuovo in strada.

World Trade Center è a pochi passi e la curiosità di vedere cosa succede dopo nove anni mi porta li.

Viabilità stradale ma soprattutto quella pedonale sono modificate, in alcuni punti per attraversare la strada bisogna avventurarsi in tunnel sopraelevati che non permettono di guardare cosa c’è all’esterno.

GrounZero. Un grande cantiere recintato ed oscurato lungo il perimetro da teli che mostrano com’era prima dell’attentato, i progetti e come sarà.

Ci sarà un’unica torre mentre le due fondamenta di quelle abbattute saranno delle fontane.

9/11 Memorial”, un museo, se così si può chiamare.

Un po’ combattuta sul da farsi, non mi attira molto l’idea di visitarlo, ma è anche vero che sono qui, tanto vale farci un salto.

L’ingresso è libero. Alcune cose sono interessanti ma mette tristezza il business costruito su un episodio decisamente poco piacevole.

Con passo decisamente meno spedito si torna indietro.

Le 4,30 pm?!?! Non ho ancora pranzato e non ho più fame…. però…. massì, non ho nemmeno fatto colazione, la faccio ora! Uno pseudo cappuccio (il solito beverone) e un dolce formato frisbee.

Finalmente in camera. Un po’ di meritato relax, senza abusarne, potrei tragicamente cadere in uno stato comatoso profondo.

Con i muscoli ancora caldi, via, in cammino. Ormai giro per strada quasi come una newyorkese, come se non avessi nulla intorno, nessuno davanti, con lo stesso modo di affrontare i semafori senza fermarsi (quando possibile) fregandomene un poco del rosso, per non perdere il ritmo.

Il Village. Culla frequenta da cantautori, musicisti, scrittori ed artisti in genere.

E’ ancora presto e fuori dai locali dove suonano musica dal vivo non c’è ancora nessuno.

Locali, ristoranti, edifici curati, tranquillità. Sei praticamente in centro ma è come essere su un’ isola felice dove non arrivano rumori tipici della città.

Mi piace questo quartiere. Mi piacerebbe tornarci di giorno per entrare in qualche negozio di strumenti musicali ma, temo, che non ci sarà tempo per farlo.

Questa gita serale non è stata fatta a caso, lo scopo principale è andare da Kestè.

271 Bleecker St. Per fortuna è aperto, comincio ad avere un po’ di appetito.

E’ un locale lungo e stretto, sembra un po’ un corridoio. Arriva il menu. A meno che non ci sia una carta vini (non credo, non ne ho viste girare) trovo che chiamare il locale “Kestè pizza & vino” sia stata una scelta un po’ azzardata data la presenza di quattro vini in croce.

Pizza scelta: salsiccia e friarielli. Mentre aspetto osservo un po’ l’ambiente. Nel farlo mi mi si aprono anche le orecchie, al tavolo dietro di me una compagnia che parla con quello che credo sia il proprietario del locale con un accento indubbiamente napoletano.

Ed ecco un piatto arrivare. Sì, è lei. L’aspetto è invitante, il profumo anche. Non resta che assaggiarla.

Me la sono gustata, niente male.

Sempre sulla Bleecker St. c’è la gelateria Grom. L’insegna dice “il gelato come una volta”. Peccato che proprio non mi ci sta più nulla nello stomaco, l’avrei assaggiato volentieri.

Sono le 11,00 pm e al Washingthon Square Park si respira un’aria rilassata.

C’è un po’ di tutto, famiglie con passeggini, il gruppetto di rapper, lo scrittore, la compagnia armata di chitarra e microfono, ragazzi con lo skateboard. C’è anche chi, nonostante l’ora, si fa tentare dalla fontana.

Il parco chiude a mezzanotte. La polizia comincia ad avvicinarsi e a transennare gli ingressi una decina di minuti prima. Con calma le persone iniziano ad andarsene.

Quest’ora passata in relax al fresco mi ha fatto bene. Prima di andare a nanna entro in una pharmacy per portarmi in stanza qualcosa da bere. Ancora una volta rimango sconcertata dalla quantità di bevande assurde che si trovano qui, per non parlare dei formati. Quelle taniche di pseudo succo d’arancia quasi mi fanno impressione.

Finalmente in camera, con la mia bottiglia. Buona notte.

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