24th gen2013

Calabretta – Gaio Gaio

by elenabardelli

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L’abito non fa il monaco, non ci sono più le mezze stagioni, un nome una garanzia… Luoghi comuni e modi di dire che, a volte, non sono poi così sbagliati.

Prendi ad esempio questo caso. Ci sono persone che si ritrovano a portare un nome che proprio non gli si addice. Ti è mai capitato di incontrare una tal, per esempio, Ilaria che di ilare non ha proprio nulla? O Bianca che si ritrova con i capelli nero corvo e la carnagione olivastra. Per non parlare dei vari GiogINA, MartINA e via dicendo. “INA”??? Insomma, diciamocelo chiaramente, se ti chiami così e poi sei una sorta di armadio quattro stagioni è un tantino inquietante!

Questa volta, invece, mai nome fu così azzeccato.

Gaio, di nome e di fatto. Quel genere di persona che puoi prendere così com’è, senza tanti fronzoli, senza tante pretese.

Limpida e solare, schietta e sincera. Una compagnia che ben si adatta a tutte le occasioni.

Ok, magari ad una cena di gala, una così non è proprio l’ideale.

Non dico “fuori luogo”, per carità; ma, forse, nella sua semplicità si sentirebbe a disagio.

Ma nella vita, in onestà, non ci sono solo “cene di gala”, anzi. Quelle sono occasioni sporadiche o comunque meno frequenti di quello che è la quotidianità; ambiente nella quale ci sta a perfezione.

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15 Responses to “Calabretta – Gaio Gaio”

  • Cristina Malfer

    Io sono una di quelle che fa …ina
    eppure il mio nome Lo porto bene, anzi
    dirò che piace ed è un nome classico
    che non fa Laura o Chiara o Mirella,Elena
    Elvira, Camilla etc.
    Forse perché non sono un” armadio a 4 stagioni”.

    Mio figlio si chiama Gaio ma di
    di sempliciotto non ha nulla. É un bel
    bambino bilingue intelligente e simpatico.
    E’ si solare ma pure sofisticato. Un nome
    così Lo possono portare pochi appunto perché
    invece un Gaio deve essere aggraziato, intelligente e carismatico.

    Ma vedi te che gente! Mi chiedo come lei si permette di scrivere certe porcherie.

    Saluti Cristina

    • Gentile Sig.ra Cristina forse manca del senso dell’ironia… e ha lasciato un commento cretino…
      Parto dal fatto che il suo nome NON è un diminutivo… a differenza di (esempio) GiorgINA che è una delle varie alterazioni del nome Giorgia, mi riferivo a quello, qualora non l’avesse capito…
      Anche su Gaio, mi perdoni, non ha capito un tubo. SI parla di un vino, non di una persona. Tra semplice e sempliciotto, poi, c’è una bella differenza di significato.
      Le schifezze, semmai, le scrive lei, insultando la mia intelligenza….
      Spero che il suo Gaio (bilingue) non acquisisca la padronanza della lingua italiana come sua madre.
      Cordialità

  • Samuel Sanders

    Forse non ha capito. Stiamo parlando di vino o no? La signora Malfer si riferisce al fatto che Lei invece di decantare le qualita’ di un vino, come dovrebbe fare da sommelier, ha fatto dei paragoni con nomi da attribuire a persone e non a vini. E si e’ pure permesso di offendere persone facendo paragoni incongruenti. Poi cosa vuole promuovere l’eticchetta, il contenuto o nessun dei due? E cosa centrano le donne armadi a 4 stagioni? Ha forse un complesso di inferiorita’? Ma si puo’ sapere che vino e’, che uvaggio e’? A cosa lo si accompagna? Infine ci potrebbe togliere la curiosita’ di come e’ la padronanza standard della lingua italiana a Gallarate?

    • Gentile Samuel,
      come promesso approvo questo tuo commento e ti rispondo.
      Non bastava la magra figura della signora, è stato necessario l’intervento a spada tratta del principe consorte che non solo si limita a questo intervento. In modo che definirei vile hai fatto della polemica su twitter, senza nemmeno citarmi (qui e qui).
      Twitter
      Sfortuna (tua) vuole che l’ho intercettato, se volevi uno scambio di opinioni ti bastava menzionarmi. Mi si dice poi che su FB hai inserito il link: ma anche in quel caso senza citarmi. Probabilmente, invece, è più comodo fare del superfluo sarcasmo, facendo allusioni più o meno velate, dicendo che scrivo cazzate, che dò oroscopi, che impartisco lezioni di italiano e che offendo persone.
      Mah, ognuno è libero di pensarla come gli pare, ma il teatrino che avete messo su mi conferma che non ho nulla da rimproverarmi. Infatti, di tutti i miei lettori, sono solo due a non avere inteso per nulla il senso di questo scritto. Che di offensivo, ribadisco e sottolineo, non ha proprio nulla.
      Un saluto e, alla prossima.

      Elena

  • Federico

    gentile signora Cristina a leggere il suo piccato commento mi viene il dubbio che ella il post sul Gaio Gaio non lo abbia letto o quantomeno lo abbia letto troppo in fretta tanto da scambiare la sottile ironia che lo permea per verità assoluta, ignorando peraltro anche un paio di metafore e qualche figura retorica. Comunque la sua mi sembra una reazione eccessiva al tono leggero del post che chiaramente del vino parla comunque in modo positivo. Porto lo stesso nome di almeno un paio di vini italiani, e mi creda, mi capita spesso di leggere delle recensioni belle o brutte che siano che riguardano il mio omonimo in bottiglia, comunque non mi è mai venuto in mente di ringraziare o insultare l’estensore della recensione sol perchè al mio nome è stato affiancato un aggettivo buono o cattivo, aggettivo che in ogni caso è riferito ad un vino, e non a tutte le persone che portano quel nome.

    Signor Samuel credo che ognuno possa descrivere un vino come più gli piace, senza per forza dover usare la terminologia dell’AIS, se a me un vino fa pensare ad un campo di papaveri rossi lo scrivo o lo dico tranquillamente nonostante il miei attestati AIS e Onav. La terminologia tecnica si usa quando si è ufficialmente nell’esercizio delle proprie funzioni di Sommelier, ad esempio nelle degustazioni ufficiali o se si va a tenere una lezione o un corso per conto di questa o quella associazione. Ma nel proprio spazio personale, sa i blog sono nati per questo, ognuno può scrivere quello che vuole e come vuole. Ovviamente senza offendere nessuno e in questo caso anche a chiamarsi Gaio non c’è proprio nulla da recriminare. Se non le piace come scrive la signorina Bardelli, molto semplicemente non la legga.
    Senza voler comunque fare paragoni impropri con questo blog, quando ha tempo magari si vada a leggere qualcosa di quelli che io considero dei maestri, ben più illustri ed esperti della estentrice di questo blog, gente come Veronelli, Sangiorgi o Maroni ad esempio, magari si accorgerà della fredda terminologia tecnica da sommelier se ne fregano ampiamente preferendo spesso descrivere un vino attraverso le emozioni e le sensazioni che questo ha suscitato in loro ad una fredda e sintetica scheda tecnica.

  • Laura

    Elena, questi due signori non hanno capito niente; evidentemente emettere sentenze assurde e non richieste li fa stare bene. Pazienza, si sa che esponendosi pubblicamente ci si imbatte anche negli ignoranti.

  • emilio

    Ho letto con attenzione il susseguirsi dei commenti e sono rimasto basito. Da quello che doveva essere un post scherzo e lieve in cui si racconta un vino in maniera non conforme al rigido dettame dei sommeliers, si è trasformato in un ring di accuse in cui sembrava che si prendesse in giro qualcuno. Quando lessi la prima volta il post non mi passò neppure per la testa una cosa del genere. Penso che si sia data un’interpretazione non adatta al contesto. Io, con il nome che porto, ho dovuto convivere per anni una canzoncina di fronte a cui ho imparato a sorridere (http://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_(programma_televisivo)): cosa avrei dovuto fare, citare gli autori per danni?

    Sul discorso del come parlare di vino metto il link a questo interessante post.
    (Il parlar figurato nelle degustazioni dei vini: http://vinoestoria.wordpress.com/2013/01/29/il-parlar-figurato-nelle-degustazioni-dei-vini/).
    Per citare quel post “L’uso, di figure retoriche per descrivere la degustazione di un vino non può che essere una via obbligata a patto di non finire o in una narrazione piatta ed insapore o nel ridicolo”. Ecco, non penso che l’autrice di questo blog cada nel ridicolo, al contrario.
    Saluti

  • Bah…a volte penso che se ci dobbiamo incavolare per queste cose vuol dire che abbiamo pochi problemi nella vita.
    Cmq in merito al parlar di vino, credo che questo post lo abbia descritto veramente bene, poi chi vuol capire capisca….

  • Massimo

    Uno dei motivi per i quali l’ Italia sta morendo e’ quello della mancanza completa d’ ironia. Bel Post. :D

  • Massimiliano

    Buongiorno a tutti,
    il nome Gaio Gaio (joy joy) vuole indicare un vino gioviale, facile da bere, piacevole… un vino diverso rispetto alla complessità e alla austerità del mio Etna rosso. Viene da vigne giovani
    Inoltre è dedicato a mio padre Massimo Gaetano (fortunatamente ancora in vita !) che è conosciuto da tutti sull’Etna come “Gaio”… e assicuro è di assoluta cultura ed eccellente capacità lavorativa.
    Il bimbo in etichetta rappresenta proprio lui da bambino.
    Per inciso doveva essere anche il mio nome anagrafico… ma il destino ha provveduto diversamente.
    Cordiali saluti a tutti,
    Massimiliano Calabretta

    • Come scrissi, mai nome fu piú azzeccato. La piacevolezza e la bevibilità di questo vino lo rendono gaio nella sua “semplicità” e le sue parole, caro Masimiliano, non fanno altro che confermare quelle che furono le mie impressioni. Un grazie per il suo passaggio e per il commento. Saluti. Elena

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