25th Nov2010

Condivisione in rete: un mio post su Enofaber’s blog

by elenabardelli

L’idea che su questo blog potessero scrivere anche altre persone, si era fatta strada già da un po’ di tempo. Il vino, per come lo intendo io è convivialità, compagnia, piacere. E quindi ho proprio voluto dare una dimensione un po’ più conviviale a questo piccolo spazio, ospitando però persone appassionate che scrivono e vivono il vino attraverso le emozioni, i sapori ed i colori. Il tecnicismo, per quanto necessario in certe occasioni, lo lascio ai veri tecnici. Qui sono/siamo semplici appassionati. E quindi avendo iniziato con Sara Artusa e la descrizione dell’Erbaluce 2008 di Favaro, questa volta ho ricevuto uno scritto da Elena Bardelli, altra appassionata di vino (e non solo: amante dell’arte in tutte le sue forme e grande esperta di musica heavy metal, tanto da meritarsi il soprannome di LadyMetal) conosciuta tramite Twitter e gli eventi collaterali. Di Elena (che, tra le altre cose, ha da poco iniziato il corso da sommelier Ais), nelle poche occasioni in cui abbiamo potuto chiaccherare mi è piaciuta l’immediatezza, la semplicità e la schiettezza. E poi, avendole lasciato campo libero sia nella scelta del vino sia nello scrivere, ha aperto facilmente una breccia scegliendo un mio “vino del cuore“, il valdostano Donnas 2006 de la Caves Cooperatives de Donnas. Ecco il suo racconto:
“Vino parlante”: subito mi colpisce positivamente questo dettaglio riportato sulla retroetichetta.
Sì, parlante, come tutti i vini. Tutti parlano con la loro voce, chi più debole, chi forte, chi con un timbro imponete o delicato ma tutti parlano, a modo loro, raccontando tanto, sta a noi ascoltarli.
Come ogni volta apro il cuore e libero la mente, lasciandomi guidare dalle emozioni e mi lascio rapire dal colore, limpido, brillante ma ingannevole. Se lo guardi direttamente, come se lo guardassi negli occhi, sembra di vedere una giovane ragazza ma solo guardandolo da un’altra angolazione ti accorgi che quel rubino assume un’ altra sfaccettatura, degna di un’elegante signora che si muove sinuosa nel bicchiere.
Il primo impatto è di un profumo un po’ “sbarazzino” di frutti di bosco e confettura di fragole che, dopo qualche minuto, muta in un seducente speziato che gli conferisce una sensazione di calore.
Questa signora mi sta incuriosendo molto e non mi resta che provare l’ impatto gustativo, quello che a volte mi spaventa perché ho paura che mi deluda, che mi spiazza o che mi sorprende.
La tannicità è immediata ma velocemente svanisce lasciando strada a ciò che avevo percepito dai profumi, lasciandoli perdurare a lungo
13 gradi di fresca leggerezza ma anche di calore.
Il Donnas è prodotto con Nebbiolo ed una piccola percentuale di Freisa o Neyret.
La Valle D’ Aosta, un piccolo territorio che produce vini poco conosciuti (da me per prima) e quasi difficili da reperire. Felice di aver trovato questa bottiglia, mi sono divertita e mi è piaciuta.

Personalmente mi è piaciuto un sacco il paragone con l’elegante signora e la capacità di ritrovare in questo assaggio la Valle d’Aosta, raccontata da chi ammette senza difficoltà di avere poca esperienza con questo magnifico gioiello incastonato tra le montagne. Una capacità non comune, insomma. Solitamente i vini valdostani generano diffidenza e l’impatto non è facile ed immediato: il Donnas, per struttura e potenza ancora di più (e poi diciamolo, il 2006 è ancora giovane per certi aspetti).
Un grande grazie ad Elena per aver onorato in maniera così preziosa la mia amata Valle d’Aosta. E spero, come nel caso di Sara Artusa, che questo sia solo il primo post di una lunga serie di degustazioni condivise……

19th Nov2010

C’è un cinese nel bosco

by elenabardelli

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Ecco, un classico, fuori dal lavoro di corsa al supermercato per recuperare un ingrediente fondamentale per la cena in programma quella sera.

Saltando da una corsia all’ altra mi imbatto nel reparto orto-frutta: le castagne.

Questo frutto mi ha portato alla mente un incontro primaverile nel bosco.

“C’è un cinese nel bosco, il suo nome conosco” si tratta del Cinipide galligeno del castagno.

Pensavo che la processionaria delle querce potesse bastare come ospite sgradito ed invece, sorpresa, trentasette piante (di cui dieci di età inferiore ai cinque anni) prese di mira dall’ asiatico imenottero.

Il Cinipide galligeno, come si può intuire dal nome, proviene dalla Cina e si è ampiamente diffuso in Giappone e Corea.

Nei territori di provenienza non causa evidenti o irreversibili danni grazie alla presenza del Torymus Sinensis, suo naturale antagonista.

Questo insetto, considerato tra i più dannosi per il castagno, ha fatto la sua apparizione in Italia nel 2002 a causa dell’ importazione di piante dall’ Asia che vengono sì sottoposte a quarantena ma per un periodo troppo breve, non sufficiente allo sfarfallamento delle larve.

Ed ecco il diffondersi; prima in Piemonte, poi in Toscana e Lazio ed ora in Lombardia.

La pianta colpita da questa malattia è facilmente riconoscibile; essa presenta inatti, dopo la ripresa trofica delle larve nella primavera successiva a quella della deposizione delle uova, delle galle sulle foglie, sulle infiorescenze e sui rami. Tutto ciò procura danni alla produzione di frutti e alla crescita della pianta.

Pare che il tentativo di debellare l’imenottero introducendo il suo antagonista stia portando buoni risultati, staremo a vedere…

25th Oct2010

L’ enologo come l’ anestesista?

by elenabardelli

Potrebbe sembrare uno strano accostamento ma, qualche giorno fa, mi ritrovavo a parlare della figura professionale dell’ anestesista e la mia mente ha fatto un po’ di associazioni di pensieri.

Si parlava di interventi chirurgici, maxillo facciali nello specifico. Da li si è spaziati per le varie vie della chirurgia passando dal neurochirurgo, al cardiochirurgo e via dicendo. Come spesso accade si vede un figura professionale più “importante” di un’ altra perché si occupa di cose più “difficili”. Oltre a considerare che “difficile” non è un concetto assoluto (quello che è difficile per me non lo è per un altro e viceversa) era per me importante sottolineare che senza un anestesista alle spalle il chirurgo, di qualsiasi tipo, non esisterebbe, non avrebbe modo di mettere in pratica la sua professione.

L’anestesista, figura così importante ma sempre nell’ ombra; colui che ha la vita tra le mani ma che viene ricordato solo in caso di insuccesso che, il più delle volte,  rientra nell’ imponderabile.

Ed ecco; ora arriva la mia (forse) strana associazione di idee. La sera mi ritrovavo ad osservare lo splendido colore rosso del vino nel mio bicchiere, ero in contemplazione di quel liquido. Profumi, riflessi… ogni cosa contribuiva a stimolare la mia fantasia facendo viaggiare la mia mente in paesaggi, colori, odori.

Si sta a guardare quanto più o meno valido un terroir, quanto è bravo il produttore, se il tal grappolo aveva un adeguato numero di acini. Forzature a parte mi sembrava di riproporre il ragionamento del mattino sotto una diversa chiave. Tutti fattori importanti però è anche grazie ad un enologo se quel bicchiere riesce a trasmetterci delle emozioni. A volte mi sembra che non sia tenuto in considerazione, un alchimista nascosto.

L’enologo come l’anestesista. Figure importanti ma, a volte, poco considerate.

19th Oct2010

Frenetiche degustazioni

by elenabardelli

Ed eccola arrivare, la bottiglia rigorosamente camuffata. Il suo contenuto mi viene versato nel bicchiere.

La curiosità si fa ancora più grande ed inizia così l’ osservazione su più fronti del misterioso liquido.

Purtroppo la luce del locale non è delle migliori e non fa apprezzare al meglio il colore che, istintivamente, definirei giallo dorato.

Un piacevole profumo, di primo acchito, mi ricorda l’ aroma della mela e della pera anche se, onestamente, la complessità di profumi era decisamente maggiore; peccato che non ho avuto modo di scoprirne ed individuarne la varietà.

Non resta che assaggiarlo e le aspettative non vengono deluse. Equilibrato, vellutato e persistente.

Non ho le basi per capire e descrivere le sensazioni (che comunque provo) e i pochi minuti a disposizione non mi facilitano certo le cose.

Ora la curiosità è davvero tanta e viene così soddisfatta. In primis lo stupore: 14,5% di tasso alcoolometrico mi spiazza, non me l’ aspettavo.

Sto parlando del Friuli Isonzo DOC Lis Neris Gris 2008

uve: 100% pinot grigio

Insomma, una piacevole sorpresa

17th Oct2010

Si fa presto a dire #bolle

by elenabardelli

Approfittando dell’ avvicinarsi di un giorno di “festa” pensavo di sfruttare questa occasione per viziarmi un po’. Decido così che voglio regalarmi delle bolle “interessanti”… ma quali? Di nomi noti ce ne saranno anche parecchi ma, Il mio interesse, non è rivolto tanto ad un nome ma piuttosto ad un prodotto “particolare”.
Essendo completamente priva di idee domando a voi un consiglio. Se sarete così gentili da condividere con me una vostra esperienza sarò ben lieta di leggerla e valutarla. Vi chiedo perciò di scrivere oltre al nome anche due righe sulla bottiglia.
Bene, aspetto con ansia di leggervi 🙂

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