18th Jan2013

VdA Blanc de Morgex et de La Salle Brut Avalanche 2010

by elenabardelli

avalanche

Con grande piacere ospito l’amico Enofaber che gentilmente mi ha donato un suo scritto.

100% Prié Blanc
Sboccatura: settembre 2012

La vista da quassù è spettacolare.
Dietro di me, sotto di me, solo la roccia.
Regala energia vibrante. Ma incute anche timore.
Di fronte a me lo strapiombo, con rocce tese come aculei, pronte a infilzarti qualora perdessi l’equilibrio e volassi giù.
Sono il monito affinchè tu, piccolo e insignificante essere umano, non abbia mai la folle idea di perdere il rispetto per questo elemento.
Vedo il fondo valle, piccole case in lontananza. Tutto intorno solo prati e boschi.
Il frastuono dell’uomo e della civiltà diventa ricordo perdendosi nel silenzio rotto unicamente dal vento che soffia in faccia, accarezzando la pelle e rendendo il sole meno caldo.
Laggiù si scorgono i vigneti, dove l’uomo da secoli coltiva quest’uva rara e straordinaria.
Sono partito da laggiù, alla ricerca di un qualcosa che rendesse pieno merito a questa terra. Che mi trasmettesse un senso.
E l’ho trovato, quassù.
Ma anche grazie a questo bicchiere, che diventa a sua volta simbolo.
Ecco, la salita è stata più fluida di quanto pensassi: proprio come le fontanelle che trovi in questo bicchiere rendono bene l’idea dell’agilità.
Per arrivare fino a qui ho attraversato meleti e prati. I fiori bianchi, lì, la facevano da padrone. E poi passi per gli alpeggi dove i profumi di erba appena tagliata inebriano i sensi.
Infine giungi alla tua meta: pietra, ancora pietra, senso di verticalità e di pienezza d’essere.
Un continuo e lunghissimo silenzio che ti investe e ti dona quiete.
Un’ascesa continua per lo spirito.
Non importa se fatta con i piedi e sudando o solo assaggiando un bicchiere di vino e lasciandosi trasportare dalla fantasia.
Perchè qui dentro, senza ombra di dubbio, c’è il senso di quello che andavo cercando di quella terra.

25th Nov2010

Condivisione in rete: un mio post su Enofaber’s blog

by elenabardelli

L’idea che su questo blog potessero scrivere anche altre persone, si era fatta strada già da un po’ di tempo. Il vino, per come lo intendo io è convivialità, compagnia, piacere. E quindi ho proprio voluto dare una dimensione un po’ più conviviale a questo piccolo spazio, ospitando però persone appassionate che scrivono e vivono il vino attraverso le emozioni, i sapori ed i colori. Il tecnicismo, per quanto necessario in certe occasioni, lo lascio ai veri tecnici. Qui sono/siamo semplici appassionati. E quindi avendo iniziato con Sara Artusa e la descrizione dell’Erbaluce 2008 di Favaro, questa volta ho ricevuto uno scritto da Elena Bardelli, altra appassionata di vino (e non solo: amante dell’arte in tutte le sue forme e grande esperta di musica heavy metal, tanto da meritarsi il soprannome di LadyMetal) conosciuta tramite Twitter e gli eventi collaterali. Di Elena (che, tra le altre cose, ha da poco iniziato il corso da sommelier Ais), nelle poche occasioni in cui abbiamo potuto chiaccherare mi è piaciuta l’immediatezza, la semplicità e la schiettezza. E poi, avendole lasciato campo libero sia nella scelta del vino sia nello scrivere, ha aperto facilmente una breccia scegliendo un mio “vino del cuore“, il valdostano Donnas 2006 de la Caves Cooperatives de Donnas. Ecco il suo racconto:
“Vino parlante”: subito mi colpisce positivamente questo dettaglio riportato sulla retroetichetta.
Sì, parlante, come tutti i vini. Tutti parlano con la loro voce, chi più debole, chi forte, chi con un timbro imponete o delicato ma tutti parlano, a modo loro, raccontando tanto, sta a noi ascoltarli.
Come ogni volta apro il cuore e libero la mente, lasciandomi guidare dalle emozioni e mi lascio rapire dal colore, limpido, brillante ma ingannevole. Se lo guardi direttamente, come se lo guardassi negli occhi, sembra di vedere una giovane ragazza ma solo guardandolo da un’altra angolazione ti accorgi che quel rubino assume un’ altra sfaccettatura, degna di un’elegante signora che si muove sinuosa nel bicchiere.
Il primo impatto è di un profumo un po’ “sbarazzino” di frutti di bosco e confettura di fragole che, dopo qualche minuto, muta in un seducente speziato che gli conferisce una sensazione di calore.
Questa signora mi sta incuriosendo molto e non mi resta che provare l’ impatto gustativo, quello che a volte mi spaventa perché ho paura che mi deluda, che mi spiazza o che mi sorprende.
La tannicità è immediata ma velocemente svanisce lasciando strada a ciò che avevo percepito dai profumi, lasciandoli perdurare a lungo
13 gradi di fresca leggerezza ma anche di calore.
Il Donnas è prodotto con Nebbiolo ed una piccola percentuale di Freisa o Neyret.
La Valle D’ Aosta, un piccolo territorio che produce vini poco conosciuti (da me per prima) e quasi difficili da reperire. Felice di aver trovato questa bottiglia, mi sono divertita e mi è piaciuta.

Personalmente mi è piaciuto un sacco il paragone con l’elegante signora e la capacità di ritrovare in questo assaggio la Valle d’Aosta, raccontata da chi ammette senza difficoltà di avere poca esperienza con questo magnifico gioiello incastonato tra le montagne. Una capacità non comune, insomma. Solitamente i vini valdostani generano diffidenza e l’impatto non è facile ed immediato: il Donnas, per struttura e potenza ancora di più (e poi diciamolo, il 2006 è ancora giovane per certi aspetti).
Un grande grazie ad Elena per aver onorato in maniera così preziosa la mia amata Valle d’Aosta. E spero, come nel caso di Sara Artusa, che questo sia solo il primo post di una lunga serie di degustazioni condivise……